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L'ORIGINE DI SANTERAMO
Circa l'origine del nostro paese non si hanno notizie
certe perché mancano i documenti manoscritti (o se vi è qualche documento
negli archivi di Stato e negli archivi del Vaticano e dei Benedettini di
Montecassino), finora nessuno lo ha scoperto.
Però non c'è nulla da meravigliare, perché come non si conosce con precisione
l'origine di Roma e di tutti i paesi antichi, così deve dirsi anche di
Santeramo.
Di conseguenza quando di un paese antico si è voluto indagare l'origine e non
si è potuto scoprire nulla di precisione, sempre per mancanza di documenti,
allora gli abitanti si sono affidati alla tradizione popolare oppure ad una leggenda.
Bisogna però riconoscere che ogni tradizione popolare non si inventa di sana
pianta, ma ha sempre qualche fondamento storico.
Non così si può dire di una leggenda, che può essere una pura invenzione.
Ora, volendo anche noi indagare l'origine di Santeramo, possiamo affermare che,
se mancano i documenti (cioè i manoscritti o le pergamene) vi sono però altre
prove cioè le monete e i vasi antichi trovati nel nostro territorio e infine la
tradizione popolare.
Qualcuno pensa che Santeramo non sia stato un paese antico, ma di origine
recente o per lo meno fondato nel Medioevo.
Niente di più errato, perché è certo che prima dell'attuale paese esistesse
un villaggio molto antico che forse fu distrutto dai Longobardi durante le
invasioni dei barbari.
Nessuno può mettere in dubbio che il nome Santeramo sia derivato da Sant'Erasmo, Protettore del nostro paese.
Difatti lo stemma del Comune di Santeramo è lo stemma di Sant'Erasmo, cioè la
mitra e il pastorale vescovile.
Negli antichi documenti ( che si conservano nell' Archivio delle Curia
Arcivescovile di Bari ) Santeramo viene sempre denominato in latino Terra
Sancti Erasmi , cioè Terra o Casale di Sant'Erasmo , da
cui per eufemia si chiamò Santeramo .
In latino ha conservato il nome originario: « Terra Sancti Erasmi ».
Ora se il nome Santeramo derivò da Sant' Erasmo possiamo domandarci: che
relazione vi è tra Santeramo e Sant'Erasmo, che è il Protettore del nostro
paese?
Ed ecco entriamo nella parte essenziale della questione.
Circa l'origine di Santeramo vi sono diverse opinioni, che possono essere in
parte vere, perché hanno un fondamento storico.
Cercherò di esaminare queste opinioni, e in base alla critica storica vedere
quale sia la più vera.
Secondo la prima opinione, Santeramo ebbe origine dopo la caduta dell'impero
Romano, quando, distrutti alcuni vicini paesi dai barbari, diversi abitanti si
rifugiavano nei boschi di Santeramo, dove costruirono un villaggio.
Secondo la seconda opinione Santeramo ebbe origine direttamente dai Padri
Benedettini, i quali costruirono nei nostri boschi un piccolo Monastero e una
piccola Chiesa che dedicarono a Sant'Erasmo.
Intorno al Monastero fu costruito un villaggio che fu chiamato appunto Casale di
Sant'Erasmo.
Di questa opinione è l'ingegnere Vinaccia quando nel 1915 era ispettore dei
Monumenti della provincia di Bari. Nel primo volume illustrato dell'Opera
"I Monumenti Medievali di terra Bari" (pubblicato nel 1915) detto
Ingegnere descrivendo di Santeramo così si esprime :" Un altro
Monastero nella città di Santeramo fu fondato dai Padri Benedettini, ed intorno
ad esso sorse il Primitivo Casale, a mano a mano ingranditosi".
Però L'Ingegnere Vinaccia non cita nessun documento , e nessun altro autore
per quanto io abbia indagato sia di questa opinione.
É pur vero che i Benedettini costruirono un Monastero, però il nostro
paese che allora era un villaggio esisteva prima della fondazione del Monastero.
L'asserire che San Benedetto aveva molta devozione verso Sant' Erasmo, come
affermava qualche autore, non è una prova che Santeramo abbia avuto
origine dai Benedettini. Perciò deve ritenersi poco probabile
questa versione.
Passiamo ora ad esaminare la terza opinione, che deve ritenersi la più
probabile.
Come affermano diversi storici autorevoli, Santeramo ebbe origine
direttamente da Sant'Erasmo, protettore del nostro paese.
Sicché il primo abitatore di Santeramo fu il martire Sant'Erasmo, Vescovo della
provincia di Antiochia nella Siria, il quale perseguitato in Oriente dall'Imperatore Diocleziano venne in Italia verso la fine del terzo secolo o al
principio del quarto secolo dell'Era Volgare, sbarcando a Brindisi , e da
Brindisi, attraversando la via Appia, si rifugiò nei boschi allora di Acquaviva,
dove attualmente si trova Santeramo.
Sappiamo dalla storia che i soldati Romani e anche i cittadini che si recano in
Oriente attraversavano la via Appia e si imbarcavano a Brindisi. E così
viceversa quando i popoli dall'Oriente venivano in Italia sbarcavano a
Brindisi e attraversavano la via Appia per recarsi a Roma.
Ora era anche naturale che anche Sant'Erasmo venendo dall'Oriente in Italia
(forse con l'idea di andare a Roma per visitare il Papa e per venerare la
tomba di San Pietro) sia sbarcato a Brindisi e non altrove, e neanche
direttamente a Formia (presso Gaeta), come erroneamente dicono gli atti del
Martirio.
Sant'Erasmo, sbarcato a Brindisi, si incamminò direttamente per la via
Appia, la quale passava dalle nostre Matine a pochi chilometri da
Santeramo. Nelle nostre Matine che allora erano abitate da alcuni villaggi
(tra cui Lupazia), Sant'Erasmo, o perché fu perseguitato da pagani o perché
ebbe conoscenza che nei nostri boschi vi era un gruppo di Cristiani
nascosti nelle grotte o catacombe di San Patrizio, venne qui (dove ora è
Santeramo), per confortare nella fede quei Cristiani, come si usava nei primi
secoli del Cristianesimo.
Qui Sant'Erasmo dovette fermarsi qualche tempo, e in seguito, avvisato da un
angelo, lasciò il sicuro rifugio dei nostri boschi, e attraversando la via
Appia arrivò a Formia, presso la città di Gaeta, dove morì il 2 giugno 303.
Nei boschi di Santeramo, dove appunto si era fermato Sant'Erasmo, i contadini e
i pastori (che sperimentarono la protezione del nostro Santo) costruirono un
piccola Cappella che dedicarono a Sant'Erasmo, e intorno alla chiesa
fu costruito un villaggio che fu chiamato Casale di Sant'Erasmo, e poi Santeramo.
Ed ora per avvalorare questa tesi (cioè che Sant'Erasmo si sia veramente
fermato nei boschi di Santeramo, e che il nostro paese abbia avuto origine dalla
venuta del nostro Santo Protettore) trascrivo ciò che hanno pubblicato diversi
storici:
1) L'illustre prof. Cosimo Bertacchi, insegnante di storia e geografia nella Università di Messina nel volume illustrato "Le Puglie" parlando di Santeramo scrisse tra l'altro: "Il Comune di Santeramo fu così chiamato da Sant'Erasmo, Vescovo di Antiochia, che qui ebbe rifugio nella boscaglia dell'alta murgia, per scampare alle persecuzioni dell'Imperatore Diocleziano".
2) Nella rinomata Enciclopedia Treccani si legge: "Santeramo è una grossa borgata della Provincia di Bari, a 503 metri sul livello del mare. Il suo nome si deve a Sant'Erasmo, Vescovo di Antiochia, che qui si rifugiò per sfuggire alle persecuzioni di Diocleziano. Santeramo fu dominio feudale, e conserva un artistico palazzo (A.D. 1572), l'antica Chiesa del Carmine e le catacombe di San Patrizio".
3) L'Enciclopedia Spagnola-Americana scrivendo di
Sant'Erasmo, che dall'Oriente venne in Italia, si esprime in forma generica:
"Sant'Erasmo, venuto in Italia, passò per le Puglie".
4) Il Touring Club nel volume "Puglie" scrive del nostro paese: "Santeramo in Colle prende il nome del Patrono Sant'Erasmo di Antiochia, che qui si rifugiò per sfuggire alle persecuzioni dell'Imperatore Diocleziano".
5) L'Annuario della Terra di Bari, (redatto dagli scrittori Armando Perotti, Saverio La Sorsa e Valente 1921) così descrive del nostro paese: "Santeramo trae il suo nome dal Protettore Sant'Erasmo, nativo e Vescovo di Antiochia, il quale per scampare alle persecuzioni di Diocleziano si nascose nei boschi che circondano questa terra. Verso il 600, ai pochi abitanti esistenti si unirono altri fuggiti dai paesi circonvicini distrutti dai Goti, ed in quell'epoca gli Abati Benedettini ebbero la cura religiosa del luogo (dove avevano costruito un piccolo Monastero).
6) L'illustre nostro concittadino Avv. Giuseppe De Luca che nel 1765 pubblicò un bel volume intitolato "Origine e progresso della Terra di Santeramo" nel primo capitolo descrive che il primo abitatore di Santeramo fu il Martire Sant'Erasmo, Vescovo di Antiochia, il quale perseguitato dall'imperatore Diocleziano in Oriente verso la fine del terzo secolo dell'Era Volgare, si rifugiò in Italia, e precisamente nel bosco di Acquaviva (che poi fu il bosco di Santeramo).
Seguirono il Vescovo molti suoi fedeli coi quali fece vita
comune di penitenza, costruendo dei locali sotterranei o catacombe, e anche delle
piccole case per ripararsi dalle intemperie. Non tardò però Diocleziano ad
avere notizia del suo rifugio, e quindi, fattolo arrestare, lo tradusse
nell'antica città di Formia presso Gaeta, dove avvenne la sua morte (2 giugno
303).
Gli abitanti rimasti nel bosco di Santeramo per la memoria del Martire, che essi
già veneravano come Santo, dopo cessate le persecuzioni contro i Cristiani
(durante l'impero del grande Costantino che diede la libertà alla Chiesa)
costruirono una piccola Cappella nel luogo dove il Martire soleva fare
penitenza, alla quale Chiesa posero il nome di Sant'Erasmo.
In seguito a questa costruzione il Vescovo della nostra Diocesi ordinò che ogni
domenica si fosse colà portato un Ministro delle anime per la celebrazione
della Santa Messa e per gli esercizi spirituali, ciò che servì a richiamare in
quel sito altra gente , che andò sempre aumentando, specie nel sesto secolo,
quando l'invasione dei paesi della Puglia da parte dei Goti col saccheggio
apportato nelle città vicine mettevano in fuga gli abitanti, i quali trovavano
rifugio presso qualche Chiesa di campagna in mezzo ai boschi.
Fu così che intorno alla chiesa di Sant'Erasmo che già si riteneva protetta
da un Santo miracoloso, si radunò un gran numero di gente, formando con le loro
case un piccolo "Casale" al quale posero il nome "Casale di Sant'Erasmo".
A tutto ciò si aggiunge il "Miracolo di Sant'Erasmo" consistente nel
far trovare nella Chiesa nel suo nome, il dito pollice della sua mano,
staccato dal corpo esistente nella cattedrale di Gaeta. Questo dito,
conservato sempre come Reliquia insigne trovasi attualmente conservato nella Chiesa
Madre di Santeramo, e si fa baciare ai fedeli il 26 dicembre di ogni anno
(festa di Santo Stefano) giorno in cui si vuole avvenuto il miracolo.
Fu in seguito a questo avvenimento che il casale ebbe ad ingrandirsi, prendendo
forma di paese, del quale fu istituito protettore Sant'Erasmo, e il nome
suo fu costruito un monastero di padri Benedettini, che fu mantenuto con
oblazioni volontarie dei fedeli.
Inoltre vi sono altri argomenti per dimostrare che Sant'Erasmo prima di andare a Formia si sia fermato nei boschi di Santeramo, dove è sito il nostro paese. Diversi storici affermano che Sant'Erasmo venuto in Italia dall'Oriente si sia fermato un villaggio denominato Lucrano nelle Puglie. Cito alcuni autori:
1) Lo storico Ceccaroni nel dizionario Ecclesiastico così descrive del nostro Santo: Sant'Erasmo, liberato per miracolo dal carcere, si recò a Lucrano nelle Puglie, indi a Formia (poco lungi da Gaeta dove morì il 2 giugno 303).
2) L'illustre archeologo Moroni così scrive nel Dizionario
storico ecclesiastico (1840) composto di 103 volumi; "Sant'Erasmo cacciato
in prigione tutto pesto e piagato, e per eccesso di barbarie fatto privo di
alimenti, era esposto a morire di fame. Liberato prodigiosamente dal carcere si
diresse verso Lucrano, terra di Puglia, e sparse anche in quei luoghi, l'evangelica semente con non dissimile zelo di prima".
Lo storico Gaetano Moroni che studiò e consultò gli Archivi del Vaticano, fu
coadiuvato dal Papa Gregorio XVI nel compilare il Dizionario
storico-ecclesiastico in 103 volumi dovette certamente trovare qualche documento
che riguardava Lucrano nelle Puglie.
Lo stesso dicono altri storici e diverse Enciclopedie.
Ora si domanda: a quale punto delle Puglie esisteva il villaggio Lucrano?
È da supporre che Lucrano sia stato un villaggio ai tempi dell'Impero
Romano, sito proprio nei boschi dove attualmente è costruito Santeramo,
villaggio che fu distrutto dalle invasioni dei barbari. Tale ipotesi è
avvalorata anche dal fatto che se Lucrano fosse esistito in qualche altro luogo
delle Puglie (diverso da Santeramo) ivi ci sarebbe per lo meno qualche ricordo,
cioè qualche Chiesa o altare dedicato a Sant'Erasmo.
Mentre è certo che in nessun paese delle Puglie (per quanto io sappia) vi è la
devozione verso Sant'Erasmo, tranne a Santeramo.
Diversi anni addietro per mezzo di uno studente Barnabita, fu
interpellato l'illustre storico ed archeologo Padre Egidio Caspani (dell' Ordine
dei Barnabiti), il quale rispose che nel nome Lucrano vi deve essere un errore
di stampa, e cioè detto villaggio si chiama Lucano e non Lucrano, ed era
sito tra l'antica Peucezia e la Lucania. Sappiamo che la Peucezia era proprio
la nostra provincia di Bari. Il nome Lucano deriva dal latino Lucanus che
significava un villaggio in mezzo ai boschi (dal latino Lucus=bosco).
Tutti questi argomenti dimostrano realmente che Santeramo abbia avuto
origine dalla venuta di Sant'Erasmo nei nostri boschi, dove i contadini
che sperimentarono la protezione del Santo costituirono una piccola cappella che
fu dedicata a Sant'Erasmo. Intorno a detta cappella furono costruite delle
abitazioni in modo che si formò un villaggio che fu chiamato casale di Sant'Erasmo
(e poi si chiamò soltanto Sant'Eramo o Santeramo senza l'apostrofo).
Nell'ottavo secolo fu costruito un piccolo monastero dei Benedettini, che fu
appellato il Monastero di Sant'Erasmo.
L'Abate dei benedettini aveva la cura dell'anima. Si conoscono anche i nomi di
alcuni Abati (gli Abati Petrace e Nicola).
Detto Monastero ( che in parte esiste ancora dietro la Chiesa vecchia del Carmine)
fu chiuso nel 1218, come attesta l'illustre Monsignor Domenico Morea
(preside del liceo) nella storia di Conversano.
Ci sono altri argomenti per dimostrare che Santeramo sia
stato un paese antico, o per lo meno che nel nostro territorio ci siano state
altre antiche abitazioni.
Ci sono vari indizi per dimostrare che il nostro territorio sia stato abitato
prima dell'era volgare e che l'origine del nostro Paese bisogna riportarla nei
secoli della civiltà ellenica e romana, anzi della civiltà greca più antica.
Difatti, nel nostro territorio si sono trovate molte monete e vasi antichi. La
famiglia Giandomenico conserva una collezione di bellissimi vasi, trovati
diversi anni addietro nel giardino dietro il suo palazzo. Detta collezione è
formata di otto vasi di varie dimensioni,di cui sette della civiltà ellenica
dei tempi più antichi, ed uno è della civiltà etrusca.Il vaso più
grande di cm 29 per 30 è il tipico vaso ellenico. Alla collezione di detti vasi
si devono aggiungere tutti quelli che furono trovati nel territorio di Santeramo
e donate al museo archeologico di Bari. Alcuni vasi antichi furono donati dalla
famiglia De Laurentis . Altri vasi sono conservati in casa del geometra Vito
Giannini. Altri vasi sono conservati in casa della famiglia di D. Vito Di Santo.
Nel lontano 1900 il nostro concittadino Sac. D. Erasmo Cecca (modesto
archeologo) possedeva alla sua casa una collezione di monete antiche trovate nel
territorio di Santeramo. La maggior parte di quelle monete circa cinquecento
appartenevano all'Impero Romano. Detto Sacerdote conservava tutte le monete
antiche con molta cura nei tiretti della scrivania.
Dopo la morte di D. Erasmo Cecca (1910) dette monete furono vendute o regalate
dai suoi nipoti al Cav. D.Luigi Netti, il quale forse le donò al museo
archeologico di Bari.
Inoltre lo stesso D. Erasmo Cecca consevava un oggetto molto antico a forma
circolare. Sopra una facciata erano incisi un giovane e una giovane. Sotto era
inciso il gallo, e al di sopra erano incise cinque stelle. D. Erasmo Cecca
spiegava che quell'oggetto apparteneva al primo secolo del Cristianesimo, ed era
un simbolo del matrimonio cristiano. I due giovani erano due fidanzati, il gallo
significava la fedeltà coniugale e le stelle indicavano il cielo, cioè la
credenza dei Cristiani nel Paradiso. Su quell'oggetto fu pubblicato un breve
articolo sul giornale "L'avvenire delle Puglie" che in quegli anni si
pubblicava a Bari. Quell'oggetto fu trovato dai muratori nel demolire una
vecchia casa presso il monastero dei Benedettini. Peccato che sia andato
perduto, perché era un documento per dimostrare l'antichità del nostro paese.
Vi è poi la tradizione popolare a proposito della venuta a Santeramo di
Sant'Erasmo al principio del quarto secolo.
Vi sono ancora altri argomenti, ma per brevità sono costretto a tralasciarli.
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